Sensazioni + Carezze || Algoritmi inanimati

Un uomo e una donna, amici e amanti, affetto e condivisione. Questi gli ingredienti fondamentali di una storia d’Amore, quella tra Samantha e Theodore. Unico inconveniente: Lei non ha un corpo, ma è un sistema operativo di ultima generazione, l’OS1. Un amore che sembrerebbe impossibile, ma che invece trascende a tal punto da diventare reale.  La storia è quella del film Her di Spike Jonze, e nel monologo finale, Theodore scrive una lettere alla sua ex moglie:

Cara Catherine, sono stato qui a pensare a tutte le cose per cui vorrei chiederti scusa. A tutto il dolore che ci siamo inflitti a vicenda. A tutte le cose di cui ti ho incolpato. A tutto ciò che volevo che tu fossi o dicessi. Mi dispiace per tutto ciò. Ti amerò sempre perché insieme siamo cresciuti. E mi hai aiutato a farmi diventare chi sono. Voglio solo che tu sappia… che dei frammenti di te resteranno per sempre in me. E di questo te ne sono riconoscente. Qualsiasi cosa tu sia diventata e ovunque tu ti trovi nel mondo. Ti mando il mio amore. Sarai mia amica per sempre. Con amore, Theodore.

Guardando il film mi sorgono numerosi dubbi poiché un rapporto tra due persone reali presuppone condivisione, crescita e scambio di affetto e sentimento, in poche parole empatia, che scaturisce solo nel momento in cui ci si avvicina a qualcuno, si accarezza o semplicemente avviene uno scambio di sguardi. Ripensando al film e alle sensazioni che mi aveva trasmesso ho ripensato ad un portfolio visto al MACRO di Roma, di Fulvio Ambrosio, classe ’86, con la serie 1:1.

Non è poi così difficile immedesimarci in oggetti inanimati come delle bambole (le RealDoll trattate nella serie della fotografa Elena Dorfman sono un esempio di questo atteggiamento) condividendo con loro sentimenti che pensiamo essere reali, e tutto ciò viene amplificato se l’oggetto inanimato in questione è portatore di un’anima, seppur tecnologica. Samantha è un sistema operativo dotato di voce ma la cosa più interessante è che prova sentimenti umani: amore, erotismo, eccitazione, voglia di tradimento e di libertà. Caratteristiche umane per eccellenza queste, che in tutto e per tutto fanno sì che Theodore s’innamori di Lei come se fosse una donna vera ma senza un corpo e ad ottemperare alla mancanza di sensazioni carnali ci pensa la musica.

Le fotografie di Ambrosio comunicano il rapporto che si instaura tra due persone che sia esso di affetto o semplicemente di conoscenza. Immersa nella luce soffusa del Macro ho cercato di immaginare quale fosse il rapporto tra il fotografo e il soggetto concentrando tutta la mia attenzione sulla mimica facciale e gestuale, perché immagini cariche di sentimento ed empatia. Un momento sinergico, non solo tra Fulvio Ambrosio (che attraverso la carezza entra in prima persona nella fotografia) e i suoi soggetti ma trasmettendolo anche allo spettatore. Sul momento mi chiedevo: “sarà la fidanzata? la nonna? la madre? un amico? un nemico?”.

Il fotografo sul suo sito afferma: “Mescolo la mia fotografia con i miei studi sulla psicoanalisi e le relazioni. Si tratta di una situazione sperimentale, insolita, dato che il toccare il volto di una persona è generalmente appannaggio di una relazione intima”. Sensazioni uniche che mai, anche in un lontano futuro, potremo sostituire con una macchina.

Un po’ come l’algoritmo di Facebook che all’inizio dell’anno genera l’album mostruosità: “È stato un anno meraviglioso. Grazie di aver contribuito a renderlo tale”, e subito dopo le foto dell’anno appena trascorso. E’ giusto che sia una macchina a scegliere le foto, i sentimenti e che mi dica come è stato l’anno? Il mio non è stato un buon anno e allora perché questo Facebook non l’ha capito? La risposta è semplice ed è chiara a tutti, semplicemente perché Facebook è un programma, le tecnologie sono tecnologie e la carezza di una sorella, dell’amato, della madre, di un amico non può essere sostituita in nessun modo. Sensazioni diverse che cambiano nel tempo, in ogni istante e con ogni persona che incontriamo sulla nostra strada. Con alcuni amici condividiamo tutto, con altri siamo più distaccati. Rapporti che possono far bene, come anche far male ma in qualunque caso sono doni, scambi e condivisioni, piccole parti dell’altro che porteremo sempre con noi. Film, fotografia e vita continuano a ribadirlo, in un continuum di sensazioni e riflessioni.

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