Diane Arbus: vita e morte di un genio della fotografia

Da un pò di tempo mi sono prefissata di leggere le biografie di coloro che ritengo dei grandi uomini o delle grandi donne. Semplicemente per prendere ispirazione, conoscere e comprendere la forza e il coraggio di vite vissute seguendo i propri sogni. Alcuni non ne sentono l’esigenza, ma io personalmente, quando ammiro qualche personaggio particolare mi piace conoscere anche il pettegolezzo o sapere il contesto storico in cui il soggetto è cresciuto e si è formato. Capire le dinamiche che lo hanno portato a fare una determinata scoperta, una rivoluzione o semplicemente ad esprimersi con la propria arte. In questo senso una biografia che posso consigliare è quella su Diane Arbus, a mio parere, una grandissima fotografa, piena di forza e coraggio che fu motivo di ispirazione per numerosissimi artisti, tra cui Stanley Kubrick, da cui trasse ispirazione per definire i volti delle due gemelle di Shining.

Abbiamo detto grandissima donna e grandissima fotografa, morta suicida il 26 luglio 1971, ingerendo un’ingente dose di barbiturici e tagliandosi le vene nella sua vasca da bagno è stata la prima donna americana ad esporre alla Biennale di Venezia, un’anno dopo la sua morte. Molti ricorderanno il film a lei dedicato “Fur: un ritratto immaginario di Diane Arbus”, non facciamoci ingannare da come dice il titolo è un ritratto immaginario, per cui non veriterio, ma non per questo da non vedere, anzi potrei dire un film piacevole, tratto in parte dalla sua biografia.

Una donna che vagava con la sua Rolleiflex per le strade, i sobborghi e i locali notturni newyorchesi. La biografia in alcuni momenti, a mio avviso pone l’accento su un certo alone di romanticismo, ma è sicuramente la prima lettura da intraprendere per conoscere la fotografa. Lavoro completo, interviste e documenti originali consultati dalla scrittrice e dialoghi con amici, mentori e conoscenti.

Richard Avedon scrive: “tutto quello che le accadeva sembrava misterioso, decisivo e inimmaginabile, naturalmente non per lei. E questo capita solo ai geni”. Prostitute, emarginati, giocolieri, gemelli, bambini con una bomba granata nel parco, tutti volti che le hanno fatto attribuire il soprannome di fotografa dei “mostri”. Le modelle avevano paura a farsi fotografare da lei perchè riusciva a cogliere un’immagine senza veli, faceva fuoriuscire un aspetto altro, reale, vacillante tra repulsione e familiarità, e questo lo ha affermato anche la modella Viva, quando fotografata dalla Arbus, nuda sul divano l’ha colta con gli occhi capovolti quasi come fosse svenuta.

Una grande mostra del 2004 ne ha celebrato il genio: Diane Arbus Revelation, amica dei più grandi artisti ma donna solitaria dallo sguardo vorace di verità.

 

3 thoughts on “Diane Arbus: vita e morte di un genio della fotografia

    • Infatti mi ha colpito molto il tuo post, oltre che per le parole, anche perchè l’hai citata spesso… e io personalmente la trovo eccezionale per la sua forza e i suoi scatti che scandagliano l’uomo in profondità, al di là di ciò che vorremmo apparire… :*

      Mi piace

  1. Adoro Diane Arbus, sto scrivendo la tesina di maturità su di lei! E’ raro trovare una fotografa che riesce davvero a far trasparire qualcosa di umano e reale, senza i soliti filtri e canoni di bellezza.
    Fur l’ho visto, boh, mi è sembrato uno di quei film che piacciono molto agli americani per il “lato scandaloso”, e che in realtà con la vita di Diane abbia poco a che fare… ma magari mi sbaglio!
    Comunque, gran bel post! 🙂

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...